venerdì 24 dicembre 2010

MARCHIONNE ED IL FUTURO DI FIAT AUTO

Da anni Sergio Marchionne viene considerato, soprattutto in Italia, una sorta di Re Mida, un semidio con capacità manageriali ultraterrene. Se all’inizio della sua avventura a Torino anche io mi ero accodato alla schiera di coloro che lo elogiavano a scena aperta per aver salvato un’azienda ormai in coma vegetativo, negli ultimi anni ho cambiato parere in merito alle strategie del canadese col maglione.

Ieri Fiat e sindacati hanno siglato l’accordo per Mirafiori. Da un certo punto di vista tale accordo è un passo avanti per il paese in perenne crisi di competitività, incapace di liberare le energie e le enormi potenzialità di cui dispone anche a causa di una cultura sindacale retrograda ed oltremodo ideologizzata.

Resto tuttavia estremamente perplesso sul futuro del Lingotto. Marchionne sono mesi che la mena con la scarsa competitività del sistema paese, ha recentemente affermato che l’Italia non ha prodotto un euro di ricchezza per la Fiat facendo intendere che se fosse per lui nella penisola non si avviterebbe più un solo bullone e che la produzione verrebbe interamente delocalizzata altrove.

Il ragionamento avrebbe una sua logica se FIAT fosse un costruttore di auto con una mission e con degli obiettivi intelleggibili. Sarò strabico o peggio cieco, ma io questa strategia coerente con il piano per Mirafiori non lo vedo. E mi spiego meglio.
Fiat auto, che è recentemente convolata a nozze con la cadaverica Chrysler, è in caduta libera di vendite da mesi sul mercato europeo, la sua quota di mercato è in picchiata, il futuro della casa automobilistica, dal mio modesto punto di vista, seriamente compromesso.
E la colpa non è in questo caso addebitabile al sindacato o, peggio, ai lavoratori che credo stiano assistendo sgomenti allo scientifico smantellamento dell’industria automobilistica italiana. Il problema di FIAT è sempre lo stesso: ha un prodotto mediocre, una gamma incompleta, una clientela in fuga costante da anni. L’unico vero colpevole è il management.

Lancia è un marchio ormai defunto, venduto quasi esclusivamente in Italia, con tre miseri modelli in gamma di cui la Y in listino dal 96. La recente Delta è un flop commerciale, la Musa fa quel che può.
Alfa Romeo, un marchio leggendario sopravvive grazie alla Mito (una punto ricarrozzata) ed alla nuova Giulietta. La 159 è stata abbandonata a se stessa, non un solo restyling in tutti questi anni, le sue vendite sono asfittiche, la sostituta dovrebbe arrivare tra due anni (se ci saranno ancora).
A Torino hanno il cattivo gusto e l’impudenza di definire Alfa Romeo e Lancia dei marchi PREMIUM. Nei fatti fanno solo utilitarie ricarrozzate. Uno sfregio alla gloriosa storia dei due brands.
Fiat è quella che tra le tre gode di aspettative di vita più lunghe ma anche qui non si vede una strategia vincente. Tolta la 500, unico bagliore di luce in anni di tenebra, Fiat sopravvive grazie alla ormai vecchiotta Panda ed alla sempiterna Punto. La Bravo, anch’essa un ottimo prodotto è stata abbandonata a se stessa come spesso capita in casa Fiat e di un’eventuale sostituta non si sa ancora nulla di preciso. La Croma è appena uscita di produzione senza alcun rimpiazzo.
Chrysler, tra le tre sorelle americane, è la più disastrata.

Mi scuso per la prolissità ma una breve panoramica era necessaria per dare un quadro minimo della situazione in cui naviga il Gruppo. La strategia di Marchionne, si direbbe che punti a fare di due quasi cadaveri, una solida azienda. Come voglia perseguire tale obiettivo mi resta ancora oscuro. La mission di un costruttore di auto è quella di fare vetture e possibilmente di farle bene e di venderle. In Fiat mi sembra che la visione del guru Marchionne sia diversa, lui non è interessato a presidiare i mercati. Lui distrugge marchi. Sarà anche un solido finanziere ma quelli che erano i problemi storici di FIAT AUTO, in una parola, PRODOTTO, non sono stati risolti. Anzi da quando c’è lui, la situazione gia di per se disperata, è ulteriormente peggiorata.

Considerato che oltre al problema di una gamma prodotto stitica, che in un periodo di crisi dove Fiat ha preferito adottare una tattica suicida ed attendista mentre la concorrenza ha investito e sfornato nuovi modelli, che la rete commerciale in Europa è alla canna del gas e che last but not least, i Bond Fiat sono in scadenza a breve, mi chiedo e credo di non essere il solo, cosa succederà al gruppo automobilistico tricolore.

Di fronte a questa Caporetto, Marchionne se ne è uscito ieri con la seguente dichiarazione:
“È un gran bel momento per tutti quelli che hanno faticato per raggiungere un'intesa, ma soprattutto per i lavoratori e per il futuro dello stabilimento”.
Angeletti (UIL) ha aggiunto: "L'Italia torna ad essere grande produttore auto".


Ho come l’impressione che ci stiano raccontando favole mentre l’omicidio premeditato di FIAT Auto prosegue in silenzio. Non vorrei che quei lavoratori costretti ad accettare le condizioni imposte da Marchionne oggi, si trovino  in condizioni ben peggiori domani.

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